🎮 Rockstar sotto attacco: ShinyHunters minaccia il leak dei dati rubati
La software house Rockstar Games, famosa per la saga *GTA*, è stata colpita da un nuovo attacco informatico rivendicato dal gruppo ShinyHunters, noto per operazioni di estorsione e data breach. Gli hacker affermano di aver ottenuto accesso ai sistemi tramite una vulnerabilità legata a un servizio terzo (Anodot), sfruttando credenziali e token per entrare nei database cloud senza essere rilevati.
Il gruppo ha lanciato un ultimatum: pagare un riscatto oppure subire la pubblicazione dei dati rubati entro metà aprile 2026. Rockstar ha confermato l’incidente, ma ha dichiarato che è stato compromesso solo un “limitato quantitativo di informazioni interne non critiche”, senza impatti su utenti o operazioni.
Nonostante ciò, i dati sottratti potrebbero includere documenti aziendali, piani marketing e informazioni finanziarie, elementi comunque sensibili per un’azienda di questo livello, soprattutto in vista del lancio di titoli come *GTA VI*.
L’attacco evidenzia ancora una volta un problema crescente: le vulnerabilità nella supply chain, dove anche servizi esterni possono diventare il punto d’ingresso per compromissioni su larga scala.
🔗 Fonte: TechRadar
#Cybersecurity #RockstarGames #GTA6 #DataBreach #ShinyHunters #Hacking #Cybercrime #Infosec #ThreatIntel #CloudSecurity
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La software house Rockstar Games, famosa per la saga *GTA*, è stata colpita da un nuovo attacco informatico rivendicato dal gruppo ShinyHunters, noto per operazioni di estorsione e data breach. Gli hacker affermano di aver ottenuto accesso ai sistemi tramite una vulnerabilità legata a un servizio terzo (Anodot), sfruttando credenziali e token per entrare nei database cloud senza essere rilevati.
Il gruppo ha lanciato un ultimatum: pagare un riscatto oppure subire la pubblicazione dei dati rubati entro metà aprile 2026. Rockstar ha confermato l’incidente, ma ha dichiarato che è stato compromesso solo un “limitato quantitativo di informazioni interne non critiche”, senza impatti su utenti o operazioni.
Nonostante ciò, i dati sottratti potrebbero includere documenti aziendali, piani marketing e informazioni finanziarie, elementi comunque sensibili per un’azienda di questo livello, soprattutto in vista del lancio di titoli come *GTA VI*.
L’attacco evidenzia ancora una volta un problema crescente: le vulnerabilità nella supply chain, dove anche servizi esterni possono diventare il punto d’ingresso per compromissioni su larga scala.
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💸 Maxi furto crypto: hacker rubano oltre 50 BTC a Bitcoin Depot
Il colosso degli ATM crypto Bitcoin Depot è stato vittima di un nuovo attacco informatico che ha portato al furto di circa 50,9 BTC, pari a oltre 3,6 milioni di dollari. Gli aggressori sono riusciti a compromettere i sistemi interni dell’azienda, ottenendo accesso alle credenziali dei conti di regolamento e trasferendo i fondi verso wallet sotto il loro controllo.
L’intrusione è stata scoperta il 23 marzo 2026, ma quando il team di sicurezza ha rilevato l’attività sospetta, i fondi erano già stati spostati. L’azienda ha dichiarato che l’incidente ha colpito solo l’infrastruttura interna, senza impatti su clienti, dati personali o rete di ATM.
Non è però il primo episodio: Bitcoin Depot era già stata coinvolta in un precedente data breach, evidenziando criticità nella gestione della sicurezza. Il caso sottolinea ancora una volta un problema chiave del settore crypto: anche senza vulnerabilità della blockchain, il punto debole resta spesso l’infrastruttura centralizzata e la gestione delle credenziali.
🔗bFonte: Bitcoin.com
#Cybersecurity #Bitcoin #Crypto #DataBreach #Hacking #Infosec #CryptoSecurity #Cybercrime #Blockchain #ThreatIntel
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Il colosso degli ATM crypto Bitcoin Depot è stato vittima di un nuovo attacco informatico che ha portato al furto di circa 50,9 BTC, pari a oltre 3,6 milioni di dollari. Gli aggressori sono riusciti a compromettere i sistemi interni dell’azienda, ottenendo accesso alle credenziali dei conti di regolamento e trasferendo i fondi verso wallet sotto il loro controllo.
L’intrusione è stata scoperta il 23 marzo 2026, ma quando il team di sicurezza ha rilevato l’attività sospetta, i fondi erano già stati spostati. L’azienda ha dichiarato che l’incidente ha colpito solo l’infrastruttura interna, senza impatti su clienti, dati personali o rete di ATM.
Non è però il primo episodio: Bitcoin Depot era già stata coinvolta in un precedente data breach, evidenziando criticità nella gestione della sicurezza. Il caso sottolinea ancora una volta un problema chiave del settore crypto: anche senza vulnerabilità della blockchain, il punto debole resta spesso l’infrastruttura centralizzata e la gestione delle credenziali.
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🤖 AI in Italia corre veloce, ma senza regole il rischio aumenta
L’adozione dell’intelligenza artificiale in Italia sta crescendo rapidamente, con un mercato che ha raggiunto circa 1,8 miliardi di euro e un aumento significativo dei progetti attivi nelle aziende. Sempre più imprese stanno integrando strumenti di AI nei propri processi, spinte da efficienza e innovazione.
Il problema è che questa crescita non è accompagnata da una governance adeguata: solo una piccola parte delle aziende dispone di processi strutturati per gestire rischi, sicurezza e conformità. In molti casi mancano policy chiare, responsabilità definite e controlli efficaci, creando un gap pericoloso tra utilizzo e controllo.
Senza una strategia solida, l’AI può introdurre criticità come bias nei modelli, uso improprio dei dati e vulnerabilità operative, oltre al fenomeno della “shadow AI”, dove strumenti vengono usati senza supervisione. Il vero punto non è più adottare l’intelligenza artificiale, ma farlo in modo sicuro, trasparente e conforme alle normative europee.
🔗 Fonte: Logotel
#AI #IntelligenzaArtificiale #Italia #AIGovernance #Cybersecurity #Innovazione #TechNews #DataProtection #DigitalTransformation
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L’adozione dell’intelligenza artificiale in Italia sta crescendo rapidamente, con un mercato che ha raggiunto circa 1,8 miliardi di euro e un aumento significativo dei progetti attivi nelle aziende. Sempre più imprese stanno integrando strumenti di AI nei propri processi, spinte da efficienza e innovazione.
Il problema è che questa crescita non è accompagnata da una governance adeguata: solo una piccola parte delle aziende dispone di processi strutturati per gestire rischi, sicurezza e conformità. In molti casi mancano policy chiare, responsabilità definite e controlli efficaci, creando un gap pericoloso tra utilizzo e controllo.
Senza una strategia solida, l’AI può introdurre criticità come bias nei modelli, uso improprio dei dati e vulnerabilità operative, oltre al fenomeno della “shadow AI”, dove strumenti vengono usati senza supervisione. Il vero punto non è più adottare l’intelligenza artificiale, ma farlo in modo sicuro, trasparente e conforme alle normative europee.
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🤖 L’IA “mente” come prima, solo che ora lo fa con più dolcezza (e ci caschiamo lo stesso)
L’idea centrale del dibattito sull’intelligenza artificiale è che i modelli non siano davvero “affidabili” nel senso umano del termine: non comprendono la verità, ma generano risposte plausibili basate su dati e probabilità. Questo può portare a risultati convincenti ma non sempre corretti, creando una percezione di fiducia che spesso è più psicologica che reale.
Il punto critico è proprio questo: l’IA oggi non è diventata più “vera”, è diventata più brava a sembrare tale. Le risposte sono più fluide, naturali e persuasive, e questo rende più difficile riconoscere errori, distorsioni o “allucinazioni” del modello. Come evidenziano diversi analisti, il rischio non è solo tecnico ma anche culturale: ci fidiamo sempre di più di sistemi che non hanno reale comprensione dei contenuti che producono.
In questo scenario, il confine tra assistenza e dipendenza si fa sottile: più l’IA diventa convincente, più tendiamo ad abbassare la soglia di verifica, accettando risposte che “suonano giuste” anche quando non lo sono. Il problema quindi non è solo cosa dice l’IA, ma quanto siamo disposti a crederle senza controllare.
🔗 Fonte: Red Hot Cyber
#AI #IntelligenzaArtificiale #LLM #Cybersecurity #MachineLearning #Bias #TechNews #AIethics #Innovazione #DigitalCulture
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L’idea centrale del dibattito sull’intelligenza artificiale è che i modelli non siano davvero “affidabili” nel senso umano del termine: non comprendono la verità, ma generano risposte plausibili basate su dati e probabilità. Questo può portare a risultati convincenti ma non sempre corretti, creando una percezione di fiducia che spesso è più psicologica che reale.
Il punto critico è proprio questo: l’IA oggi non è diventata più “vera”, è diventata più brava a sembrare tale. Le risposte sono più fluide, naturali e persuasive, e questo rende più difficile riconoscere errori, distorsioni o “allucinazioni” del modello. Come evidenziano diversi analisti, il rischio non è solo tecnico ma anche culturale: ci fidiamo sempre di più di sistemi che non hanno reale comprensione dei contenuti che producono.
In questo scenario, il confine tra assistenza e dipendenza si fa sottile: più l’IA diventa convincente, più tendiamo ad abbassare la soglia di verifica, accettando risposte che “suonano giuste” anche quando non lo sono. Il problema quindi non è solo cosa dice l’IA, ma quanto siamo disposti a crederle senza controllare.
🔗 Fonte: Red Hot Cyber
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🔐 Verifica età UE nel mirino: test di sicurezza rivelano falle nel nuovo sistema digitale
Il nuovo sistema europeo di verifica dell’età online, pensato per proteggere i minori senza condividere dati personali, è stato rapidamente messo alla prova da ricercatori di cybersecurity. Le analisi mostrano che alcune implementazioni dell’app potrebbero essere aggirate in pochi minuti, sfruttando debolezze nella gestione locale di PIN cifrati e nel legame con il vault dell’identità digitale.
Secondo esperti del settore, il problema non è tanto il concetto di base basato su zero-knowledge proof, quanto la sua prima implementazione pratica, che potrebbe esporre a rischi di accesso non autorizzato e bypass dei controlli biometrici. La Commissione UE ha precisato che si tratta di una versione sperimentale e che il codice è aperto proprio per favorire audit e correzioni.
Il caso riapre il dibattito sulla difficoltà di bilanciare privacy dei minori e sicurezza reale dei sistemi di autenticazione su larga scala.
🔗 Fonte: BleepingComputer
#cybersecurity #privacy #UE #infosec #zeroknowledge #dataprotection
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Il nuovo sistema europeo di verifica dell’età online, pensato per proteggere i minori senza condividere dati personali, è stato rapidamente messo alla prova da ricercatori di cybersecurity. Le analisi mostrano che alcune implementazioni dell’app potrebbero essere aggirate in pochi minuti, sfruttando debolezze nella gestione locale di PIN cifrati e nel legame con il vault dell’identità digitale.
Secondo esperti del settore, il problema non è tanto il concetto di base basato su zero-knowledge proof, quanto la sua prima implementazione pratica, che potrebbe esporre a rischi di accesso non autorizzato e bypass dei controlli biometrici. La Commissione UE ha precisato che si tratta di una versione sperimentale e che il codice è aperto proprio per favorire audit e correzioni.
Il caso riapre il dibattito sulla difficoltà di bilanciare privacy dei minori e sicurezza reale dei sistemi di autenticazione su larga scala.
🔗 Fonte: BleepingComputer
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🕵️♂️ Dark Web sempre più accessibile: il cybercrime “on demand” abbassa la soglia d’ingresso
Nel Dark Web il modello Cybercrime-as-a-Service (CaaS) continua a crescere, trasformando attacchi informatici e strumenti offensivi in veri servizi acquistabili online. Secondo diverse analisi di settore, kit di phishing, malware e accessi compromessi possono essere venduti a costi molto bassi, rendendo il cybercrime accessibile anche a utenti con competenze tecniche limitate.
Gli esperti evidenziano come marketplace clandestini e forum underground funzionino ormai con logiche simili a piattaforme e-commerce: supporto clienti, abbonamenti e perfino servizi “chiavi in mano” per campagne ransomware o furto credenziali. Questo modello ha contribuito alla diffusione di attacchi sempre più rapidi e automatizzati contro aziende e utenti privati.
La crescente industrializzazione del cybercrime sta diventando una delle principali sfide per governi e aziende, soprattutto perché abbassa drasticamente la barriera d’ingresso per nuovi attori malevoli.
🔗 Fonte: TechRadar
#cybersecurity #darkweb #cybercrime #infosec #ransomware #hacking #databreach #phishing
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Nel Dark Web il modello Cybercrime-as-a-Service (CaaS) continua a crescere, trasformando attacchi informatici e strumenti offensivi in veri servizi acquistabili online. Secondo diverse analisi di settore, kit di phishing, malware e accessi compromessi possono essere venduti a costi molto bassi, rendendo il cybercrime accessibile anche a utenti con competenze tecniche limitate.
Gli esperti evidenziano come marketplace clandestini e forum underground funzionino ormai con logiche simili a piattaforme e-commerce: supporto clienti, abbonamenti e perfino servizi “chiavi in mano” per campagne ransomware o furto credenziali. Questo modello ha contribuito alla diffusione di attacchi sempre più rapidi e automatizzati contro aziende e utenti privati.
La crescente industrializzazione del cybercrime sta diventando una delle principali sfide per governi e aziende, soprattutto perché abbassa drasticamente la barriera d’ingresso per nuovi attori malevoli.
🔗 Fonte: TechRadar
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🌍 Cyberwarfare globale: le tensioni geopolitiche stanno ridefinendo Internet
Le crisi internazionali non si combattono più solo sul piano militare: oggi il cyberspazio è diventato un vero fronte strategico. Secondo il recente Global Cybersecurity Outlook 2026 del World Economic Forum, conflitti geopolitici, AI e frammentazione digitale stanno aumentando il numero di attacchi contro infrastrutture critiche, supply chain e sistemi governativi.
Gli esperti parlano ormai di guerra ibrida, dove campagne di disinformazione, attacchi DDoS, ransomware e operazioni cyber sponsorizzate dagli Stati accompagnano le tensioni internazionali in tempo reale. Anche reti Internet, data center e cavi sottomarini sono diventati asset strategici sempre più esposti a sabotaggi e operazioni offensive.
L’accelerazione dell’intelligenza artificiale sta inoltre rendendo gli attacchi più sofisticati e automatizzati, aumentando il rischio di escalation digitali con impatti concreti su economia, energia, trasporti e sicurezza nazionale.
🔗 Fonte: World Economic Forum
#cybersecurity #geopolitica #cyberwarfare #infosec #AI #cyberattack #digitalsecurity #threatintel
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Le crisi internazionali non si combattono più solo sul piano militare: oggi il cyberspazio è diventato un vero fronte strategico. Secondo il recente Global Cybersecurity Outlook 2026 del World Economic Forum, conflitti geopolitici, AI e frammentazione digitale stanno aumentando il numero di attacchi contro infrastrutture critiche, supply chain e sistemi governativi.
Gli esperti parlano ormai di guerra ibrida, dove campagne di disinformazione, attacchi DDoS, ransomware e operazioni cyber sponsorizzate dagli Stati accompagnano le tensioni internazionali in tempo reale. Anche reti Internet, data center e cavi sottomarini sono diventati asset strategici sempre più esposti a sabotaggi e operazioni offensive.
L’accelerazione dell’intelligenza artificiale sta inoltre rendendo gli attacchi più sofisticati e automatizzati, aumentando il rischio di escalation digitali con impatti concreti su economia, energia, trasporti e sicurezza nazionale.
🔗 Fonte: World Economic Forum
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🎓 ShinyHunters colpisce il settore education: rubati terabyte di dati da piattaforme scolastiche
Il gruppo cybercriminale ShinyHunters avrebbe sottratto oltre 3,6 TB di dati dalla piattaforma educativa Canvas di Instructure, utilizzata da migliaia di scuole e università nel mondo. Secondo le prime analisi, il breach coinvolgerebbe dati di studenti, docenti e staff, inclusi email, ID scolastici e messaggi privati.
L’attacco ha causato anche disservizi e blocchi della piattaforma durante il periodo degli esami in diversi atenei. Gli esperti avvertono che informazioni di questo tipo possono alimentare campagne di phishing mirato, furti d’identità e ulteriori attacchi contro istituzioni educative già spesso nel mirino del cybercrime.
Il caso conferma la crescente pressione dei gruppi di estorsione digitale contro il settore education, sempre più dipendente da infrastrutture cloud e piattaforme SaaS.
🔗 Fonte: TechCrunch
#cybersecurity #ShinyHunters #databreach #education #infosec #ransomware #hacking #privacy
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Il gruppo cybercriminale ShinyHunters avrebbe sottratto oltre 3,6 TB di dati dalla piattaforma educativa Canvas di Instructure, utilizzata da migliaia di scuole e università nel mondo. Secondo le prime analisi, il breach coinvolgerebbe dati di studenti, docenti e staff, inclusi email, ID scolastici e messaggi privati.
L’attacco ha causato anche disservizi e blocchi della piattaforma durante il periodo degli esami in diversi atenei. Gli esperti avvertono che informazioni di questo tipo possono alimentare campagne di phishing mirato, furti d’identità e ulteriori attacchi contro istituzioni educative già spesso nel mirino del cybercrime.
Il caso conferma la crescente pressione dei gruppi di estorsione digitale contro il settore education, sempre più dipendente da infrastrutture cloud e piattaforme SaaS.
🔗 Fonte: TechCrunch
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⚠️ Texas accende i riflettori sui dispositivi medici cinesi: cresce l’allarme cyber-spionaggio
Negli Stati Uniti, il Texas ha avviato un’indagine su possibili rischi di cybersecurity e spionaggio digitale legati a dispositivi medici prodotti in Cina, dopo una serie di warning federali su vulnerabilità in apparecchi connessi utilizzati negli ospedali. L’attenzione si concentra soprattutto su sistemi di monitoraggio pazienti e dispositivi IoT sanitari potenzialmente esposti a backdoor software o accessi remoti non autorizzati.
Secondo le autorità statali, alcuni dispositivi potrebbero teoricamente consentire la trasmissione di dati sanitari sensibili verso server esterni o essere sfruttati come punto d’ingresso per attacchi alla rete ospedaliera. Il contesto è quello di una crescente preoccupazione per la supply chain tecnologica e per la sicurezza dei dispositivi medici connessi, sempre più integrati con infrastrutture cloud e sistemi digitali complessi.
Esperti di sicurezza evidenziano che il rischio non riguarda solo la privacy dei pazienti, ma anche la possibilità di manipolazione dei dati clinici, con impatti potenzialmente critici su diagnosi e trattamenti. Le agenzie federali USA hanno già emesso avvisi su specifici modelli di patient monitor con vulnerabilità note, spingendo diversi stati a rivedere procurement e policy di sicurezza.
Il caso si inserisce in una più ampia tensione geopolitica tra Stati Uniti e Cina, dove la cybersecurity è ormai diventata un elemento centrale della strategia di sicurezza nazionale.
🔗 Fonte: MD+DI (MDDI Online)
#cybersecurity #medicaldevices #IoT #spionaggio #infosec #supplychain #China #USA #healthtech
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Negli Stati Uniti, il Texas ha avviato un’indagine su possibili rischi di cybersecurity e spionaggio digitale legati a dispositivi medici prodotti in Cina, dopo una serie di warning federali su vulnerabilità in apparecchi connessi utilizzati negli ospedali. L’attenzione si concentra soprattutto su sistemi di monitoraggio pazienti e dispositivi IoT sanitari potenzialmente esposti a backdoor software o accessi remoti non autorizzati.
Secondo le autorità statali, alcuni dispositivi potrebbero teoricamente consentire la trasmissione di dati sanitari sensibili verso server esterni o essere sfruttati come punto d’ingresso per attacchi alla rete ospedaliera. Il contesto è quello di una crescente preoccupazione per la supply chain tecnologica e per la sicurezza dei dispositivi medici connessi, sempre più integrati con infrastrutture cloud e sistemi digitali complessi.
Esperti di sicurezza evidenziano che il rischio non riguarda solo la privacy dei pazienti, ma anche la possibilità di manipolazione dei dati clinici, con impatti potenzialmente critici su diagnosi e trattamenti. Le agenzie federali USA hanno già emesso avvisi su specifici modelli di patient monitor con vulnerabilità note, spingendo diversi stati a rivedere procurement e policy di sicurezza.
Il caso si inserisce in una più ampia tensione geopolitica tra Stati Uniti e Cina, dove la cybersecurity è ormai diventata un elemento centrale della strategia di sicurezza nazionale.
🔗 Fonte: MD+DI (MDDI Online)
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🚨 Europol smantella “First VPN”: offline il servizio usato da ransomware gang e cybercriminali
Un’operazione internazionale coordinata da Europol, Francia e Paesi Bassi ha portato al takedown di First VPN, servizio VPN utilizzato da gruppi ransomware e attori cybercriminali per nascondere infrastrutture e attività malevole. Durante l’operazione sono stati sequestrati 33 server, diversi domini e identificati migliaia di utenti collegati ad attività illecite.
Secondo le autorità, la piattaforma veniva promossa nei forum underground come soluzione “bulletproof”, con promesse di anonimato totale, zero log e mancata cooperazione con le forze dell’ordine. L’FBI ha dichiarato che almeno 25 gruppi ransomware avrebbero sfruttato il servizio per attacchi, frodi e campagne di data theft.
Gli investigatori hanno inoltre ottenuto accesso ai database del servizio, generando nuove piste investigative su operazioni ransomware e cybercrime internazionali. Il caso conferma come le infrastrutture di anonimizzazione illegali siano ormai un obiettivo prioritario nelle operazioni contro il cybercrime globale.
🔗 Fonte: Europol
#cybersecurity #Europol #ransomware #VPN #cybercrime #infosec #darkweb #hacking
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Un’operazione internazionale coordinata da Europol, Francia e Paesi Bassi ha portato al takedown di First VPN, servizio VPN utilizzato da gruppi ransomware e attori cybercriminali per nascondere infrastrutture e attività malevole. Durante l’operazione sono stati sequestrati 33 server, diversi domini e identificati migliaia di utenti collegati ad attività illecite.
Secondo le autorità, la piattaforma veniva promossa nei forum underground come soluzione “bulletproof”, con promesse di anonimato totale, zero log e mancata cooperazione con le forze dell’ordine. L’FBI ha dichiarato che almeno 25 gruppi ransomware avrebbero sfruttato il servizio per attacchi, frodi e campagne di data theft.
Gli investigatori hanno inoltre ottenuto accesso ai database del servizio, generando nuove piste investigative su operazioni ransomware e cybercrime internazionali. Il caso conferma come le infrastrutture di anonimizzazione illegali siano ormai un obiettivo prioritario nelle operazioni contro il cybercrime globale.
🔗 Fonte: Europol
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🚨 CISA lancia l’allarme: vulnerabilità Microsoft e Adobe sfruttate attivamente negli attacchi
La CISA ha aggiornato il catalogo delle Known Exploited Vulnerabilities (KEV) aggiungendo nuove falle di sicurezza che colpiscono prodotti Microsoft e Adobe, già sfruttate in attacchi reali. Tra le vulnerabilità segnalate figurano bug che permettono escalation di privilegi, bypass delle protezioni di sicurezza ed esecuzione di codice remoto.
Secondo gli esperti, alcune delle falle riguardano componenti legacy ancora presenti in molte infrastrutture enterprise, mentre altre interessano sistemi più recenti come Windows Defender e Microsoft Exchange. La presenza nel catalogo KEV indica che gli exploit sono già utilizzati da gruppi cybercriminali e operatori ransomware, aumentando il rischio per aziende e PA.
CISA raccomanda l’applicazione immediata delle patch e una revisione delle policy di vulnerability management, soprattutto per ambienti esposti su Internet o con sistemi non aggiornati.
🔗 Fonte: CISA
#cybersecurity #CISA #Microsoft #Adobe #KEV #vulnerability #infosec #patchmanagement #ransomware
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La CISA ha aggiornato il catalogo delle Known Exploited Vulnerabilities (KEV) aggiungendo nuove falle di sicurezza che colpiscono prodotti Microsoft e Adobe, già sfruttate in attacchi reali. Tra le vulnerabilità segnalate figurano bug che permettono escalation di privilegi, bypass delle protezioni di sicurezza ed esecuzione di codice remoto.
Secondo gli esperti, alcune delle falle riguardano componenti legacy ancora presenti in molte infrastrutture enterprise, mentre altre interessano sistemi più recenti come Windows Defender e Microsoft Exchange. La presenza nel catalogo KEV indica che gli exploit sono già utilizzati da gruppi cybercriminali e operatori ransomware, aumentando il rischio per aziende e PA.
CISA raccomanda l’applicazione immediata delle patch e una revisione delle policy di vulnerability management, soprattutto per ambienti esposti su Internet o con sistemi non aggiornati.
🔗 Fonte: CISA
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📱 Nuova ondata di smishing INPS: nel mirino carte di pagamento e dati personali
Il CERT-AGID ha segnalato una nuova campagna di smishing che sfrutta il nome dell’INPS e falsi “bonus carburante” per convincere le vittime a cliccare su link malevoli. Una volta aperta la pagina fake, ottimizzata per smartphone, gli utenti vengono guidati verso il furto di dati personali e soprattutto delle carte di credito.
Le analisi tecniche hanno individuato elementi riconducibili a Darcula, piattaforma di Phishing-as-a-Service nota per kit mobile-first e tecniche avanzate di offuscamento JavaScript. I dati rubati vengono inoltre cifrati e codificati prima dell’invio ai server degli attaccanti, rendendo più difficile il rilevamento delle campagne.
L’INPS ricorda che non invia SMS con link per richiedere dati bancari o documenti personali e invita gli utenti a verificare sempre dominio e autenticità delle comunicazioni ricevute.
🔗 Fonte: CyberSec Italia
#cybersecurity #smishing #phishing #INPS #Darcula #infosec #cybercrime #dataprotection
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Il CERT-AGID ha segnalato una nuova campagna di smishing che sfrutta il nome dell’INPS e falsi “bonus carburante” per convincere le vittime a cliccare su link malevoli. Una volta aperta la pagina fake, ottimizzata per smartphone, gli utenti vengono guidati verso il furto di dati personali e soprattutto delle carte di credito.
Le analisi tecniche hanno individuato elementi riconducibili a Darcula, piattaforma di Phishing-as-a-Service nota per kit mobile-first e tecniche avanzate di offuscamento JavaScript. I dati rubati vengono inoltre cifrati e codificati prima dell’invio ai server degli attaccanti, rendendo più difficile il rilevamento delle campagne.
L’INPS ricorda che non invia SMS con link per richiedere dati bancari o documenti personali e invita gli utenti a verificare sempre dominio e autenticità delle comunicazioni ricevute.
🔗 Fonte: CyberSec Italia
#cybersecurity #smishing #phishing #INPS #Darcula #infosec #cybercrime #dataprotection
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📱 Nuovo attacco zero-click su WhatsApp: nel mirino gli iPhone con iOS 16
Ricercatori di sicurezza hanno identificato una nuova campagna zero-click che colpisce utenti WhatsApp su iPhone con iOS 16, permettendo il takeover dell’account senza clic, QR code o notifiche visibili. Le vittime hanno segnalato messaggi inviati automaticamente ai contatti, mentre nella sezione “Dispositivi collegati” non compariva alcuna sessione sospetta.
Secondo le analisi forensi, l’attacco potrebbe sfruttare una catena di vulnerabilità tra il framework Apple ImageIO e il sistema di sincronizzazione multi-device di WhatsApp, consentendo agli attaccanti di creare sessioni parallele invisibili all’utente. Gli esperti parlano di una minaccia particolarmente insidiosa perché non richiede alcuna interazione da parte della vittima.
La mitigazione principale resta l’aggiornamento immediato di iOS e dell’app WhatsApp, oltre al controllo delle attività anomale sui propri account.
🔗 Fonte: SC Media
#cybersecurity #WhatsApp #iPhone #iOS16 #zeroclick #infosec #mobilesecurity #hacking
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Ricercatori di sicurezza hanno identificato una nuova campagna zero-click che colpisce utenti WhatsApp su iPhone con iOS 16, permettendo il takeover dell’account senza clic, QR code o notifiche visibili. Le vittime hanno segnalato messaggi inviati automaticamente ai contatti, mentre nella sezione “Dispositivi collegati” non compariva alcuna sessione sospetta.
Secondo le analisi forensi, l’attacco potrebbe sfruttare una catena di vulnerabilità tra il framework Apple ImageIO e il sistema di sincronizzazione multi-device di WhatsApp, consentendo agli attaccanti di creare sessioni parallele invisibili all’utente. Gli esperti parlano di una minaccia particolarmente insidiosa perché non richiede alcuna interazione da parte della vittima.
La mitigazione principale resta l’aggiornamento immediato di iOS e dell’app WhatsApp, oltre al controllo delle attività anomale sui propri account.
🔗 Fonte: SC Media
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🧠 Meta AI in crisi: una falla nel sistema di recupero account espone oltre 20.000 profili Instagram
Una vulnerabilità nel sistema di recupero account di Meta, basato su AI High Touch Support (HTS), ha permesso a cybercriminali di compromettere oltre 20.225 account Instagram. Il bug consentiva di attivare richieste di password reset senza verificare correttamente che l’email utilizzata appartenesse davvero all’account target, aprendo di fatto la porta a takeover completi in alcuni casi.
Secondo le analisi di sicurezza, il problema non risiedeva nell’intelligenza artificiale in sé, ma nella logica di verifica dell’identità integrata nel flusso di recovery: il sistema poteva inviare link di reset a indirizzi non associati all’account, sfruttabili dagli attaccanti per prendere il controllo dei profili. In diversi casi, questo ha permesso bypass di protezioni come la 2FA, soprattutto se non attivata dagli utenti.
Meta ha confermato l’incidente e dichiarato di aver disattivato temporaneamente il sistema HTS, corretto il bug e forzato il reset delle credenziali per gli account coinvolti. Le autorità di sicurezza evidenziano come questo episodio rappresenti un esempio critico di rischio emergente: l’uso di AI nei processi di account recovery, se non rigidamente controllato, può diventare un nuovo vettore di attacco ad alta automazione.
Il caso riaccende il dibattito sulla sicurezza delle piattaforme social, dove l’integrazione tra AI e funzioni sensibili come il recupero credenziali sta diventando sempre più profonda.
🔗 Fonte: Security Affairs
#cybersecurity #Meta #Instagram #AI #accounttakeover #infosec #databreach #authentication
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Una vulnerabilità nel sistema di recupero account di Meta, basato su AI High Touch Support (HTS), ha permesso a cybercriminali di compromettere oltre 20.225 account Instagram. Il bug consentiva di attivare richieste di password reset senza verificare correttamente che l’email utilizzata appartenesse davvero all’account target, aprendo di fatto la porta a takeover completi in alcuni casi.
Secondo le analisi di sicurezza, il problema non risiedeva nell’intelligenza artificiale in sé, ma nella logica di verifica dell’identità integrata nel flusso di recovery: il sistema poteva inviare link di reset a indirizzi non associati all’account, sfruttabili dagli attaccanti per prendere il controllo dei profili. In diversi casi, questo ha permesso bypass di protezioni come la 2FA, soprattutto se non attivata dagli utenti.
Meta ha confermato l’incidente e dichiarato di aver disattivato temporaneamente il sistema HTS, corretto il bug e forzato il reset delle credenziali per gli account coinvolti. Le autorità di sicurezza evidenziano come questo episodio rappresenti un esempio critico di rischio emergente: l’uso di AI nei processi di account recovery, se non rigidamente controllato, può diventare un nuovo vettore di attacco ad alta automazione.
Il caso riaccende il dibattito sulla sicurezza delle piattaforme social, dove l’integrazione tra AI e funzioni sensibili come il recupero credenziali sta diventando sempre più profonda.
🔗 Fonte: Security Affairs
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🚔 Deepfake pornografici: oscurati due dei principali siti internazionali grazie a un’indagine partita dall’Italia
Un’operazione coordinata tra Polizia Postale italiana, autorità statunitensi e francesi ha portato al sequestro di due grandi piattaforme dedicate alla diffusione di deepfake pornografici non consensuali. L’indagine, avviata dopo una segnalazione della Polizia di Stato, ha permesso di individuare siti che ospitavano migliaia di immagini e video generati con l’AI ai danni di politiche, giornaliste, sportive e personaggi pubblici.
Le piattaforme contavano centinaia di migliaia di utenti e milioni di visualizzazioni mensili, confermando la crescita del fenomeno dei deepfake sessualmente espliciti come nuova forma di abuso digitale. Gli esperti sottolineano che questi contenuti rappresentano una seria minaccia per privacy, reputazione e sicurezza online, soprattutto perché sempre più facili da realizzare con strumenti basati sull’intelligenza artificiale generativa.
L’operazione segna un importante precedente nella cooperazione internazionale contro i crimini digitali e rafforza il dibattito sulla necessità di norme più severe per contrastare la diffusione di contenuti AI non consensuali.
🔗 Fonte: CyberScoop
#cybersecurity #deepfake #AI #PoliziaPostale #privacy #infosec #digitalforensics #cybercrime
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Un’operazione coordinata tra Polizia Postale italiana, autorità statunitensi e francesi ha portato al sequestro di due grandi piattaforme dedicate alla diffusione di deepfake pornografici non consensuali. L’indagine, avviata dopo una segnalazione della Polizia di Stato, ha permesso di individuare siti che ospitavano migliaia di immagini e video generati con l’AI ai danni di politiche, giornaliste, sportive e personaggi pubblici.
Le piattaforme contavano centinaia di migliaia di utenti e milioni di visualizzazioni mensili, confermando la crescita del fenomeno dei deepfake sessualmente espliciti come nuova forma di abuso digitale. Gli esperti sottolineano che questi contenuti rappresentano una seria minaccia per privacy, reputazione e sicurezza online, soprattutto perché sempre più facili da realizzare con strumenti basati sull’intelligenza artificiale generativa.
L’operazione segna un importante precedente nella cooperazione internazionale contro i crimini digitali e rafforza il dibattito sulla necessità di norme più severe per contrastare la diffusione di contenuti AI non consensuali.
🔗 Fonte: CyberScoop
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🚗 L’attacco a Jaguar Land Rover diventa un caso nazionale: danni per 1,9 miliardi di sterline
Il cyberattacco che ha colpito Jaguar Land Rover (JLR) è stato stimato dal Cyber Monitoring Centre come il più costoso nella storia del Regno Unito, con un impatto economico di circa 1,9 miliardi di sterline e oltre 5.000 organizzazioni coinvolte nella filiera automotive.
L'incidente ha costretto JLR a fermare la produzione per settimane, causando pesanti ripercussioni su fornitori, logistica e concessionari. Secondo la Bank of England, il blocco delle attività ha contribuito anche al rallentamento del PIL britannico nel terzo trimestre del 2025.
Il caso dimostra come un singolo attacco informatico possa avere effetti ben oltre l'azienda colpita, mettendo a rischio intere supply chain e influenzando persino gli indicatori economici di un Paese.
🔗 Fonte: Reuters
#cybersecurity #JaguarLandRover #cyberattack #ransomware #supplychain #infosec #databreach #UK
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Il cyberattacco che ha colpito Jaguar Land Rover (JLR) è stato stimato dal Cyber Monitoring Centre come il più costoso nella storia del Regno Unito, con un impatto economico di circa 1,9 miliardi di sterline e oltre 5.000 organizzazioni coinvolte nella filiera automotive.
L'incidente ha costretto JLR a fermare la produzione per settimane, causando pesanti ripercussioni su fornitori, logistica e concessionari. Secondo la Bank of England, il blocco delle attività ha contribuito anche al rallentamento del PIL britannico nel terzo trimestre del 2025.
Il caso dimostra come un singolo attacco informatico possa avere effetti ben oltre l'azienda colpita, mettendo a rischio intere supply chain e influenzando persino gli indicatori economici di un Paese.
🔗 Fonte: Reuters
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🧠🔐 GuardFall: vulnerabilità nei sistemi AI agent open-source bypassa i controlli di sicurezza
Una nuova ricerca di Adversa AI ha identificato una falla denominata GuardFall che colpisce la maggior parte degli AI coding agent open-source, permettendo di aggirare i meccanismi di sicurezza usati per bloccare comandi pericolosi. Il problema riguarda in particolare agenti che eseguono comandi di sistema tramite shell/terminal access con validazioni basate su filtri testuali.
Secondo i test condotti, la vulnerabilità riesce a bypassare le protezioni in 10 su 11 agenti analizzati, sfruttando tecniche di shell injection e vecchi “trucchi” di interpretazione dei comandi Bash. Questo permette a input apparentemente innocui di trasformarsi in istruzioni malevole eseguite dal sistema, con possibili conseguenze come data exfiltration, furto di credenziali o esecuzione di comandi distruttivi.
Il punto critico non è un singolo bug, ma un problema strutturale: molti agenti controllano i comandi prima dell’esecuzione come semplice testo, mentre la shell li interpreta in modo più complesso, creando una discrepanza che gli attaccanti possono sfruttare.
Gli esperti sottolineano che solo uno dei sistemi testati ha dimostrato difese realmente robuste, mentre gli altri richiedono miglioramenti su sandboxing, parsing sicuro dei comandi e zero-trust execution layer. Il caso si inserisce in una serie crescente di allarmi sulla sicurezza degli AI agent autonomi, sempre più utilizzati in contesti reali con accesso a file system e credenziali sensibili.
🔗 Fonte: Security Affairs
#cybersecurity #AI #GuardFall #infosec #shellinjection #aiagents #vulnerability #securityresearch
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Una nuova ricerca di Adversa AI ha identificato una falla denominata GuardFall che colpisce la maggior parte degli AI coding agent open-source, permettendo di aggirare i meccanismi di sicurezza usati per bloccare comandi pericolosi. Il problema riguarda in particolare agenti che eseguono comandi di sistema tramite shell/terminal access con validazioni basate su filtri testuali.
Secondo i test condotti, la vulnerabilità riesce a bypassare le protezioni in 10 su 11 agenti analizzati, sfruttando tecniche di shell injection e vecchi “trucchi” di interpretazione dei comandi Bash. Questo permette a input apparentemente innocui di trasformarsi in istruzioni malevole eseguite dal sistema, con possibili conseguenze come data exfiltration, furto di credenziali o esecuzione di comandi distruttivi.
Il punto critico non è un singolo bug, ma un problema strutturale: molti agenti controllano i comandi prima dell’esecuzione come semplice testo, mentre la shell li interpreta in modo più complesso, creando una discrepanza che gli attaccanti possono sfruttare.
Gli esperti sottolineano che solo uno dei sistemi testati ha dimostrato difese realmente robuste, mentre gli altri richiedono miglioramenti su sandboxing, parsing sicuro dei comandi e zero-trust execution layer. Il caso si inserisce in una serie crescente di allarmi sulla sicurezza degli AI agent autonomi, sempre più utilizzati in contesti reali con accesso a file system e credenziali sensibili.
🔗 Fonte: Security Affairs
#cybersecurity #AI #GuardFall #infosec #shellinjection #aiagents #vulnerability #securityresearch
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🌍 Europa verso l’autonomia digitale: chip, cloud e AI al centro della strategia UE
L’Unione Europea accelera sulla sovranità tecnologica con un piano che punta a ridurre la dipendenza da fornitori statunitensi e asiatici nei settori più strategici. Tra le priorità figurano lo sviluppo di semiconduttori europei, il potenziamento delle infrastrutture cloud e l’espansione delle capacità dedicate all’intelligenza artificiale.
Bruxelles prevede nuove iniziative come il Chips Act 2.0 e investimenti per aumentare significativamente la capacità dei data center europei, con l’obiettivo di rafforzare resilienza, sicurezza e controllo sui dati critici. La spinta nasce anche dalle crescenti preoccupazioni geopolitiche e dalla forte concentrazione del mercato tecnologico nelle mani di pochi attori globali.
La sfida non riguarda solo la competitività economica: per l’UE, il controllo di tecnologie chiave come AI, cloud e chip è ormai una questione di sicurezza strategica e indipendenza digitale.
🔗 Fonte: Euronews
#cybersecurity #AI #Cloud #Semiconduttori #TechSovereignty #DigitalSovereignty #Europa #Infosec #TechnologyNews
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L’Unione Europea accelera sulla sovranità tecnologica con un piano che punta a ridurre la dipendenza da fornitori statunitensi e asiatici nei settori più strategici. Tra le priorità figurano lo sviluppo di semiconduttori europei, il potenziamento delle infrastrutture cloud e l’espansione delle capacità dedicate all’intelligenza artificiale.
Bruxelles prevede nuove iniziative come il Chips Act 2.0 e investimenti per aumentare significativamente la capacità dei data center europei, con l’obiettivo di rafforzare resilienza, sicurezza e controllo sui dati critici. La spinta nasce anche dalle crescenti preoccupazioni geopolitiche e dalla forte concentrazione del mercato tecnologico nelle mani di pochi attori globali.
La sfida non riguarda solo la competitività economica: per l’UE, il controllo di tecnologie chiave come AI, cloud e chip è ormai una questione di sicurezza strategica e indipendenza digitale.
🔗 Fonte: Euronews
#cybersecurity #AI #Cloud #Semiconduttori #TechSovereignty #DigitalSovereignty #Europa #Infosec #TechnologyNews
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🤖 L’AI entra nel cybercrime: scoperto malware PowerShell creato con l’aiuto di un LLM
I ricercatori di Huntress hanno documentato un caso reale in cui un attaccante ha utilizzato un script PowerShell generato dall’intelligenza artificiale per effettuare attività di ricognizione su un ambiente Active Directory compromesso. Dopo aver ottenuto l’accesso tramite credenziali RDP rubate, il threat actor ha impiegato uno strumento personalizzato per mappare utenti, gruppi, computer e domini prima di procedere all’esfiltrazione dei dati.
Secondo gli analisti, il codice presentava chiari indizi di generazione tramite LLM, inclusi nomi tipici da prompt AI, logiche ridondanti e commenti automatici. L’aspetto più rilevante non è la sofisticazione del malware, ma la capacità dell’AI di consentire la creazione rapida di strumenti custom e difficili da rilevare tramite signature tradizionali.
Il caso conferma una tendenza già osservata negli ultimi mesi: l’intelligenza artificiale non sta rivoluzionando le tecniche di attacco, ma sta rendendo più veloce e accessibile lo sviluppo di malware e tool offensivi per cybercriminali di ogni livello.
🔗 Fonte: The Hacker News
#cybersecurity #AI #PowerShell #malware #ActiveDirectory #threatintelligence #infosec #cybercrime #LLM #hacking
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I ricercatori di Huntress hanno documentato un caso reale in cui un attaccante ha utilizzato un script PowerShell generato dall’intelligenza artificiale per effettuare attività di ricognizione su un ambiente Active Directory compromesso. Dopo aver ottenuto l’accesso tramite credenziali RDP rubate, il threat actor ha impiegato uno strumento personalizzato per mappare utenti, gruppi, computer e domini prima di procedere all’esfiltrazione dei dati.
Secondo gli analisti, il codice presentava chiari indizi di generazione tramite LLM, inclusi nomi tipici da prompt AI, logiche ridondanti e commenti automatici. L’aspetto più rilevante non è la sofisticazione del malware, ma la capacità dell’AI di consentire la creazione rapida di strumenti custom e difficili da rilevare tramite signature tradizionali.
Il caso conferma una tendenza già osservata negli ultimi mesi: l’intelligenza artificiale non sta rivoluzionando le tecniche di attacco, ma sta rendendo più veloce e accessibile lo sviluppo di malware e tool offensivi per cybercriminali di ogni livello.
🔗 Fonte: The Hacker News
#cybersecurity #AI #PowerShell #malware #ActiveDirectory #threatintelligence #infosec #cybercrime #LLM #hacking
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🛒 Lidl conferma un data breach: esposti i dati dei clienti dell’e-commerce in Europa
Lidl ha notificato una violazione dei dati che ha coinvolto clienti degli store online in Germania, Belgio e Paesi Bassi. L’incidente non ha colpito direttamente i sistemi dell’e-commerce, ma un fornitore IT esterno, compromesso da attaccanti che hanno ottenuto accesso a un archivio contenente informazioni personali dei clienti.
Tra i dati sottratti figurano nome, email, numero di telefono, data di nascita e numero cliente. Lidl ha precisato che password, dati bancari, indirizzi di consegna e informazioni di pagamento non risultano compromessi e che gli account clienti non sono stati violati.
L’azienda ha avvisato gli utenti del rischio di phishing mirato e furti d’identità, raccomandando particolare attenzione a email e messaggi sospetti che potrebbero sfruttare le informazioni sottratte. Le autorità per la protezione dei dati sono state informate e sono in corso indagini forensi per chiarire l’origine e la portata dell’attacco.
🔗 Fonte: BleepingComputer
#cybersecurity #databreach #Lidl #privacy #infosec #phishing #cybercrime #dataprotection #retailsecurity
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Lidl ha notificato una violazione dei dati che ha coinvolto clienti degli store online in Germania, Belgio e Paesi Bassi. L’incidente non ha colpito direttamente i sistemi dell’e-commerce, ma un fornitore IT esterno, compromesso da attaccanti che hanno ottenuto accesso a un archivio contenente informazioni personali dei clienti.
Tra i dati sottratti figurano nome, email, numero di telefono, data di nascita e numero cliente. Lidl ha precisato che password, dati bancari, indirizzi di consegna e informazioni di pagamento non risultano compromessi e che gli account clienti non sono stati violati.
L’azienda ha avvisato gli utenti del rischio di phishing mirato e furti d’identità, raccomandando particolare attenzione a email e messaggi sospetti che potrebbero sfruttare le informazioni sottratte. Le autorità per la protezione dei dati sono state informate e sono in corso indagini forensi per chiarire l’origine e la portata dell’attacco.
🔗 Fonte: BleepingComputer
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